Può sembrare banale chiedersi chi abbia inventato il materasso. Siamo talmente abituati ad averlo nelle nostre vite che ci sembra scontato: esiste, ci sdraiamo, dormiamo. Eppure, dietro questo oggetto c'è una storia affascinante fatta di esigenze primordiali, conquiste sociali, scoperte scientifiche e cambiamenti epocali.
L'invenzione del materasso, in realtà, è un processo lento e stratificato, che attraversa secoli e continenti.
Nessuna singola persona può essere identificata come il "padre del materasso", perché ogni epoca ha dato il suo contributo a quello che oggi consideriamo un elemento imprescindibile della nostra quotidianità.
Perché si chiama proprio “materasso”?
La parola “materasso” racconta da sola una parte importante di questa storia.
Deriva dalla lingua araba, “matrah”, che significa “gettare giù” o “coricarsi”.
Il termine veniva usato per descrivere i cuscini o i tappeti su cui ci si sedeva o si dormiva, a contatto con il pavimento.
Questo modo di dormire a terra, praticato nel mondo arabo, si diffuse in Europa soprattutto durante le Crociate. I cavalieri europei, al rientro dall’Oriente, portarono con sé l’abitudine di dormire su strati imbottiti invece che direttamente sul legno o sulla paglia, e con essa il termine stesso, che si è poi adattato alle lingue locali.
Gli antichi Romani invece usavano il termine “culcita”, che indicava un sacco imbottito, usato sia come materasso che come guanciale. In latino “culeus” significa sacco, e da qui deriva “culcita”. Ma quel termine si perse nei secoli, mentre “matrah” evolvette in “matelas” in francese, “mattress” in inglese, “matratze” in tedesco, “materac” in polacco. Solo in spagnolo e portoghese si è mantenuta una derivazione più latina: “colchón” e “colchão”.
Come si dormiva nella preistoria?
Le prime tracce di giacigli risalgono al Neolitico.
Gli esseri umani, inizialmente nomadi, dormivano su letti improvvisati fatti di foglie secche, erba e pelli animali. Questi strati rudimentali avevano una funzione pratica più che di comfort: isolavano dal terreno umido e freddo, offrendo un minimo di protezione termica e igienica.
È affascinante notare che, in Sudafrica, gli archeologi hanno trovato resti di letti in fibra vegetale risalenti a circa 77.000 anni fa.
Venivano costruiti con piante aromatiche come il tarchonanthus, che ha anche proprietà repellenti contro insetti e parassiti. Anche in questo caso, il sonno era un’esigenza da vivere con intelligenza e adattamento, fin dalle origini.
Il materasso ad acqua dei persiani
Un altro passo avanti significativo si ha intorno al 3600 a.C. in Persia.
Qui vennero ideati i primi prototipi di materassi ad acqua: pelli di capra venivano riempite e sigillate, ottenendo così delle superfici fresche e adattabili al corpo. Una soluzione brillante in un clima desertico, dove la ricerca del fresco era vitale.
Questi giacigli non erano certo facili da trasportare né economici da realizzare, ma rappresentano uno dei primi esempi di comfort tecnologico applicato al riposo. Dimostrano anche una cosa fondamentale: il materasso, fin dalle sue origini, è sempre stato un compromesso tra necessità fisiologiche, condizioni ambientali e status sociale.
Dall’Egitto al Medioevo: il sonno come privilegio
In Egitto, il letto era spesso un vero e proprio oggetto di lusso, soprattutto per le classi nobili.
Alcuni letti erano realizzati in legno intarsiato, con piedini scolpiti e strutture rialzate. Le prime “reti” erano fatte intrecciando corde sopra una cornice, su cui si posizionavano tappeti o tessuti. Anche qui si usavano cuscini, ma spesso rigidi e in legno, come poggiatesta.
Nel Medioevo, il materasso diventa un privilegio per pochi. Il popolo dormiva ancora su pagliericci, mentre le famiglie nobili cominciavano a usare materassi imbottiti con piume, crine o pelli, rivestiti in stoffe pregiate.
Era normale che i materassi fossero appoggiati su piattaforme di legno o direttamente sul pavimento. La rete vera e propria non era ancora diffusa.
L’età moderna: prime reti e materassi imbottiti
Tra il XVI e il XVIII secolo, il materasso comincia a trasformarsi in qualcosa di più simile a ciò che conosciamo oggi.
Compaiono le prime vere reti, inizialmente in corda, poi in cuoio o in assi di legno.
I materassi si imbottiscono con materiali sempre più sofisticati: lana, cotone, crine di cavallo, lino.
Le esplorazioni verso l’Oriente portano anche nuove tecniche e materiali.
In Cina e in Giappone si usano fibre naturali come bambù e cocco, e i futon giapponesi (sottili, arrotolabili) sono l’esempio di una cultura del sonno minimalista, ma funzionale.
Anche le dimensioni cominciano a standardizzarsi: si distingue tra letti singoli e matrimoniali, e si diffondono misure come 80x190 cm o 160x190 cm, a seconda delle regioni.
Il boom dell’innovazione: l’Ottocento
Il XIX secolo è un periodo di svolta.
Nel 1824 in Inghilterra viene brevettato il primo materasso ad aria, mentre nel 1871 Heinrich Westphal, un ingegnere tedesco, inventa il primo materasso a molle.
Quest’ultimo segnerà l’inizio dell’epoca moderna del riposo.
Le molle offrivano un sostegno elastico e personalizzato, rivoluzionando il concetto stesso di “comodità”.
È solo verso la fine del XIX secolo che la medicina inizia a guardare al letto non più solo come luogo di degenza, ma come strumento attivo per la guarigione. Finché ci si limitava a dormire su pagliericci o superfici cedevoli, nessuno immaginava che un materasso potesse influire direttamente sulla salute della colonna vertebrale, sulla circolazione o sulla prevenzione di patologie legate all’immobilità.
Il cambio di paradigma avviene grazie al lavoro pionieristico di Sir James Paget, medico inglese noto come uno dei fondatori della patologia moderna.
Intorno al 1873, Paget progettò un materasso ad acqua destinato ai pazienti costretti a letto per lunghi periodi. Il suo obiettivo? Ridurre la formazione delle piaghe da decubito, una condizione comune e molto dolorosa nei degenti cronici.
Il principio era semplice quanto rivoluzionario: un materasso dove la pressione si distribuisse in modo uniforme, evitando zone di compressione prolungata.
Paget non stava solo cercando una soluzione più comoda, ma stava usando il materasso come strumento terapeutico. Ed è proprio da qui che nasce, per la prima volta in modo esplicito, il concetto di materasso ortopedico.
Nei decenni successivi, l’evoluzione dei materiali ha permesso di perfezionare questo approccio: molle elicoidali con rigidità calibrata, strati di lattice per il supporto posturale, memory foam per alleviare la pressione articolare.
Ogni nuovo sviluppo tecnologico è stato orientato sempre più verso la salute, oltre che verso il comfort.
Oggi un materasso ortopedico non è solo destinato a chi ha problemi fisici, ma è diventato una scelta preventiva per chi vuole dormire meglio, migliorare la postura e prendersi cura del proprio corpo anche durante le ore di riposo.
In altre parole, la medicina del sonno non è più un campo di nicchia, ma un pilastro della salute quotidiana. E tutto è iniziato da lì, da un’intuizione medica che ha trasformato il materasso in qualcosa di molto più importante di un semplice oggetto d’arredo.
Mai come oggi il sonno è considerato fondamentale per la salute.
Dormire bene significa vivere meglio, migliorare la memoria, ridurre lo stress, rafforzare il sistema immunitario.
Per questo il mercato dei materassi, oggi, è diventato uno dei più innovativi: materiali anallergici, traspiranti, ecologici, sistemi antiacaro, rivestimenti sfoderabili, sensori smart.
Il Novecento: nasce il materasso industriale
Nel XX secolo, il materasso diventa finalmente un bene accessibile.
La produzione industriale permette di abbassare i costi e diversificare l’offerta.
Nascono materassi in gommapiuma, lattice, e in seguito memory foam (quest’ultimo sviluppato dalla NASA negli anni ’60 per proteggere gli astronauti dalle forze G).
Negli anni ’20, John Boyd Dunlop inventa il materasso in lattice.
Il processo Dunlop sarà poi migliorato dal metodo Talalay, che permette di ottenere una schiuma più ariosa, resistente e traspirante.
Questi materassi conquistano le navi da crociera, gli hotel di lusso e infine le case borghesi.
Evoluzione del letto: struttura, altezza, ergonomia
Un altro elemento fondamentale del riposo è la rete. Oggi si usano prevalentemente reti a doghe in legno di faggio, spesso regolabili o motorizzate.
L’altezza del letto si è stabilizzata tra i 35 e i 50 cm, una scelta ergonomica che facilita il movimento, soprattutto per anziani e persone con problemi di mobilità.
Negli anni sono cambiate anche le basi: si è passati da strutture fisse e pesanti a telai leggeri ma resistenti, pensati per migliorare l’aerazione del materasso, prolungarne la vita e garantire un comfort superiore.
Anche il cuscino ha seguito un percorso simile.
Da oggetto rigido e simbolico, è diventato elemento essenziale per il benessere cervicale.
Oggi troviamo cuscini in lattice, memory foam, gel, bio memory con aloe vera o carbone attivo. Ogni modello è pensato per un diverso stile di sonno: supini, laterali, proni.
Domande frequenti sulla storia del materasso
Non esiste un unico inventore. Il materasso è il risultato di un’evoluzione millenaria iniziata con giacigli rudimentali fatti di foglie e pelli.
Il termine deriva dall’arabo matrah, che significava “gettare a terra”, riferito all’usanza di dormire su stuoie o cuscini a pavimento.
Il primo materasso a molle è stato inventato da Heinrich Westphal nel 1871 in Germania.
L’altezza maggiore facilita il movimento e garantisce maggiore igiene e ventilazione, migliorando il comfort ergonomico.
Fin dall'antichità: già gli Egizi usavano poggiatesta in legno. Oggi il cuscino è fondamentale per il benessere cervicale.
Su materassi rudimentali di paglia o piume, spesso direttamente a terra o su tavole di legno, con rivestimenti grezzi.
Il memory si adatta al corpo con effetto “abbraccio”, il Lattice è elastico, traspirante e più reattivo al movimento.
Scegliere il materasso giusto non è mai stato così importante come oggi. Dopo millenni di compromessi, finalmente abbiamo la possibilità di adattare il riposo alle nostre reali esigenze.
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