Ti stai chiedendo come lavare il tuo materasso in profondità?

Il materasso è l'oggetto con cui trascorriamo più tempo in assoluto nell'arco di una vita, eppure è anche quello che laviamo meno spesso. Cambiamo le lenzuola ogni settimana, arieggiamo la camera ogni mattina, ma la superficie su cui dormiamo resta quasi sempre esclusa dalle pulizie di casa, semplicemente perché non sappiamo come eseguirla.

Lavare il materasso in profondità significa intervenire su ciò che si accumula sotto la superficie: sudore, cellule epidermiche, umidità corporea, polvere, residui di detergenti, allergeni e acari della polvere

Non si tratta di rimuovere una macchia visibile (quello è un intervento puntuale, mirato ed episodico), ma di una manutenzione periodica e sistematica che riguarda l'intera superficie di riposo, anche quando sembra perfettamente pulita.

Perché lavare il materasso in profondità è diverso dal togliere una macchia

Prima di capire come procedere, è utile chiarire una distinzione che genera molta confusione e che porta spesso a interventi sbagliati.

Lavare il materasso in profondità è un'operazione di manutenzione programmata che agisce sull'intera superficie per rimuovere sporco non visibile, umidità residua e allergeni, mentre la pulizia di una macchia è un intervento localizzato e immediato su uno sporco specifico. Le due attività usano tecniche diverse, hanno tempi diversi e rispondono a esigenze diverse.

La differenza è sostanziale per tre motivi.

  • Il tipo di sporco è diverso.
    Una macchia è materiale organico o colorato depositato in un punto preciso, spesso ancora fresco. Lo sporco profondo è invece un accumulo lento e diffuso: micro-particelle di pelle, sebo, umidità che evapora dal corpo durante la notte e polvere ambientale che penetra tra le fibre del rivestimento. Non si vede, ma altera il microclima interno del materasso.
  • Il metodo è diverso.
    Su una macchia si interviene con tamponamenti mirati e prodotti specifici, agendo in fretta per evitare che si fissi. Nel lavaggio profondo si lavora invece per strati: prima il rivestimento, poi l'aspirazione meccanica, poi il trattamento della superficie, infine l'asciugatura completa. È una sequenza, non un gesto singolo.
  • La frequenza è diversa.
    La macchia si tratta quando si presenta. Il lavaggio profondo va calendarizzato, esattamente come il cambio di stagione degli armadi, perché il suo valore sta proprio nella regolarità. Chi tratta il materasso solo quando vede una macchia, sta facendo manutenzione reattiva. Chi lo lava periodicamente, sta invece proteggendo un investimento destinato a durare anni.

Ogni quanto lavare il materasso: la frequenza corretta

Molte persone rimandano il lavaggio del materasso semplicemente perché non hanno un riferimento temporale. Stabilire una frequenza chiara è il modo più semplice per trasformare un'operazione percepita come complicata in una routine gestibile.

Il materasso andrebbe lavato in profondità almeno due volte l'anno, idealmente a ogni cambio di stagione, mentre il rivestimento sfoderabile e il coprimaterasso vanno lavati con cadenza più ravvicinata. Questa cadenza semestrale coincide naturalmente con i momenti in cui si cambia la biancheria pesante con quella leggera, ed è quindi facile da ricordare.

Possiamo ipotizzare un calendario di manutenzione per il nostro materasso.

  • Ogni settimana - lenzuola e federe. Il primo filtro tra corpo e materasso. Un lavaggio settimanale a 60 °C, dove il tessuto lo consente, riduce sensibilmente la carica di allergeni che raggiunge gli strati sottostanti.
  • Ogni 1-2 mesi - coprimaterasso e topper. Il coprimaterasso è la vera barriera protettiva: se lavato con regolarità, intercetta la maggior parte di sudore e sporco prima che arrivino al materasso vero e proprio. Il topper, avendo una funzione di comfort superficiale, segue la stessa logica ma va trattato secondo l'etichetta del rivestimento.
  • Ogni 3 mesi - aspirazione della superficie. Un'aspirazione accurata, anche senza trattamenti aggiuntivi, mantiene sotto controllo polvere e residui superficiali ed è l'operazione con il miglior rapporto tra tempo impiegato e risultato ottenuto.
  • Ogni 6 mesi - lavaggio profondo completo. La sequenza integrale che vedremo tra poco: sfoderatura, aspirazione, trattamento, igienizzazione e asciugatura.
  • Ogni 6 mesi - rotazione del materasso. Ruotare il materasso testa-piedi distribuisce l'usura in modo uniforme. Il capovolgimento sopra-sotto va fatto solo se il modello è effettivamente double face: molti materassi moderni hanno un lato estivo e uno invernale, altri sono progettati per un unico verso di utilizzo.

Alcune situazioni richiedono di accorciare gli intervalli: la presenza di allergie respiratorie o di asma, la convivenza con animali domestici che salgono sul letto, un clima particolarmente umido, l'abitudine di consumare cibi a letto o una sudorazione notturna abbondante. In questi casi, un ciclo trimestrale è più adeguato di uno semestrale.

In sintesi: due lavaggi profondi l'anno rappresentano il minimo ragionevole per un materasso in uso quotidiano, ma è la costanza nella pulizia degli strati protettivi a fare la differenza reale.

Cosa serve per lavare il materasso: strumenti e prodotti

Uno dei motivi per cui il lavaggio del materasso viene rimandato è la convinzione che servano attrezzature professionali. Nella grande maggioranza dei casi non è così: l'occorrente è già presente in casa!

Per lavare un materasso in profondità, servono un aspirapolvere con bocchetta per tessuti, bicarbonato di sodio, un panno in microfibra, acqua tiepida e un detergente delicato; tutto il resto è opzionale. 

  • Aspirapolvere con spazzola piatta per tessuti. È lo strumento più importante di tutti. L'aspirazione meccanica rimuove fisicamente polvere, acari e residui epidermici senza introdurre alcuna umidità. Un filtro HEPA è particolarmente utile per chi soffre di allergie, perché trattiene le particelle più fini invece di rimetterle in circolo nell'ambiente.
  • Bicarbonato di sodio. Assorbe l'umidità residua e neutralizza gli odori invece di limitarsi a coprirli. È il prodotto ideale per il trattamento a secco della superficie, economico e privo di controindicazioni per i tessuti.
  • Panno in microfibra leggermente inumidito. Serve per rifinire la superficie, non per lavarla. La microfibra trattiene lo sporco senza rilasciare acqua e senza lasciare pelucchi.
  • Detergente delicato o sapone di Marsiglia. Da usare in soluzione molto diluita e solo su aree circoscritte. I detergenti aggressivi e i prodotti a base di candeggina possono scolorire il rivestimento e danneggiare le fibre elastiche.
  • Vaporella o pulitore a vapore. Utile per l'igienizzazione, ma va usato con criterio e a distanza, mai a contatto prolungato. Ne parliamo in dettaglio più avanti.
  • Ventilatore o deumidificatore. Spesso trascurati, sono in realtà decisivi: accelerano l'asciugatura e riducono il rischio di umidità intrappolata negli strati interni.

Da evitare, invece: getti d'acqua diretti, idropulitrici, immersione del materasso, candeggina, ammoniaca e solventi. Nessuno di questi strumenti è compatibile con la struttura interna di un materasso.

Come lavare il materasso passo dopo passo

Arriviamo al cuore della questione. La procedura che segue è pensata per essere completata in una mattinata, sfruttando le ore di sole e ventilazione per l'asciugatura. Il consiglio è di iniziare presto, per avere tutto il giorno a disposizione.

Per lavare un materasso in profondità si procede in cinque fasi: sfoderatura e lavaggio del rivestimento, aspirazione accurata della superficie, trattamento con bicarbonato, igienizzazione mirata e asciugatura completa. 

L'ordine non è arbitrario: ogni fase prepara la successiva, e saltarne una compromette il risultato delle altre.

  • Sfodera e lava il rivestimento

Il primo passo riguarda l'unica parte del materasso che può essere effettivamente lavata con acqua. Se il tuo modello è sfoderabile, apri la cerniera perimetrale e rimuovi con delicatezza la fodera, evitando strappi in corrispondenza delle cuciture.

Controlla sempre l'etichetta di manutenzione prima di procedere: la maggior parte dei rivestimenti tecnici va lavata a 30 °C o 40 °C con ciclo delicato, senza centrifuga aggressiva e senza ammorbidente, che tende a saturare le fibre riducendone la traspirabilità. Se l'etichetta consente i 60 °C, si tratta della temperatura più efficace contro gli acari, ma va rispettata solo se espressamente indicata.

Rimetti la fodera quando è perfettamente asciutta e, se il tessuto lo consente, leggermente umida al tatto per facilitare la vestizione: molti rivestimenti tendono a restringersi in asciugatura e reinserirli quando sono completamente rigidi diventa difficoltoso.

  • Aspira a fondo tutta la superficie

Con il materasso nudo, questa è la fase che rimuove la quota più consistente di sporco. Usa la bocchetta piatta per tessuti e procedi con movimenti lenti e sovrapposti, senza fretta: la velocità di passaggio incide più della potenza di aspirazione.

Dedica attenzione particolare alle zone dove lo sporco si concentra maggiormente: le cuciture perimetrali, i bordi rinforzati, le maniglie laterali, le pieghe della trapuntatura e la fascia centrale, dove il corpo esercita pressione per più ore. Aspira entrambi i lati e anche i fianchi, spesso dimenticati.

Se il materasso presenta zone particolarmente polverose, un secondo passaggio in direzione perpendicolare al primo aiuta a sollevare le particelle rimaste incastrate tra le fibre.

  • Tratta la superficie con bicarbonato

Questa è la fase che dà al lavaggio la sua efficacia "profonda", ed è anche la più sottovalutata perché richiede solo attesa.

Distribuisci uno strato uniforme e sottile di bicarbonato di sodio su tutta la superficie, aiutandoti con un colino per evitare accumuli. Lascia agire per almeno 2 ore; se hai tempo, prolunga fino a 6-8 ore. Durante questo tempo il bicarbonato assorbe l'umidità residua trattenuta nelle fibre superficiali e neutralizza le molecole responsabili degli odori.

Al termine, aspira nuovamente e con attenzione: il bicarbonato va rimosso completamente, perché eventuali residui possono risultare fastidiosi al contatto e trattenere a loro volta umidità. 

Anche in questo caso, passaggi lenti e sovrapposti.

Chi desidera un effetto aromatico può aggiungere qualche goccia di olio essenziale al bicarbonato prima della distribuzione, mescolando bene. La lavanda e l'eucalipto sono le scelte più comuni, ma è bene usarne pochissimo per non lasciare residui oleosi.

  • Igienizza le zone che ne hanno bisogno

Una volta rimosso lo sporco fisico, si passa all'igienizzazione vera e propria, che agisce sulla carica microbica e sugli allergeni. È una fase mirata, non generalizzata: si interviene sulle aree effettivamente critiche, non sull'intera superficie a pioggia.

Prepara una soluzione molto diluita di acqua tiepida e detergente delicato, inumidisci appena un panno in microfibra e strizzalo con forza fino a lasciarlo quasi asciutto. Tampona le zone interessate con movimenti circolari, senza mai strofinare energicamente e senza saturare il tessuto. La regola d'oro è che il materasso non deve mai risultare bagnato al tatto, ma solo leggermente fresco.

Ripassa quindi con un secondo panno inumidito con sola acqua per rimuovere ogni residuo di detergente, e asciuga immediatamente tamponando con un panno asciutto o un telo di cotone pulito.

  • Asciuga e areggia completamente

L'asciugatura è la fase in cui si concentrano quasi tutti gli errori, ed è anche quella che determina se il lavaggio sarà stato un beneficio o un danno.

Lascia il materasso scoperto in una stanza ben ventilata, con le finestre aperte, per almeno 4-6 ore. Se puoi, mettilo in posizione verticale appoggiandolo a una parete: in questo modo l'aria circola su entrambi i lati e l'evaporazione è molto più rapida. Un ventilatore puntato sulla superficie o un deumidificatore acceso nella stanza dimezzano di fatto i tempi.

Evita invece l'esposizione diretta e prolungata al sole. È un consiglio che si legge spesso, ma i tessuti tecnici oggi impiegati nei rivestimenti (fibre elastiche, trattamenti antibatterici, membrane traspiranti) si degradano con i raggi UV diretti, perdendo elasticità e colore. Una posizione all'ombra ma ben ventilata è sempre preferibile. L'unica eccezione riguarda i rivestimenti in puro cotone, più tolleranti, e comunque per tempi brevi.

Rivesti il materasso solo quando sei certo che sia perfettamente asciutto in ogni punto, bordi e cuciture compresi. Rimettere lenzuola e coprimaterasso su una superficie ancora umida è il modo più diretto per favorire cattivi odori e proliferazione microbica.

Come igienizzare i materassi senza bagnarli: i metodi a confronto

La domanda su come igienizzare i materassi è tra le più frequenti, e la risposta migliore quasi mai coincide con quella più intuitiva. Igienizzare non significa lavare con acqua: significa ridurre la carica di acari, batteri e allergeni presenti nella superficie di riposo.

I materassi si igienizzano principalmente con metodi a secco (aspirazione, bicarbonato, vapore controllato e prodotti antiacaro) perché l'acqua in eccesso penetra negli strati interni e non evapora, creando le condizioni ideali per muffe e cattivi odori. 

Ecco i metodi più efficaci, con i rispettivi punti di forza e limiti reali.

  • Aspirazione con filtro HEPA. È il metodo più sicuro in assoluto e l'unico che rimuove fisicamente gli allergeni invece di neutralizzarli. Non ha controindicazioni su nessun materiale e può essere ripetuto con qualsiasi frequenza. Il limite è che agisce solo sulla superficie e sui primi millimetri del rivestimento.
  • Bicarbonato di sodio. Deodorante e assorbi-umidità naturale, non aggredisce le fibre e costa pochissimo. Il suo limite è che non ha azione biocida: non elimina gli acari, ma migliora sensibilmente il microclima superficiale rendendolo meno favorevole alla loro proliferazione.
  • Vapore a bassa umidità. Le alte temperature hanno un'azione efficace su acari e batteri superficiali. Va però usato con un panno interposto, tenendo l'erogatore in movimento costante e non a contatto diretto: il vapore concentrato rilascia umidità che, se assorbita, richiede poi molte ore di asciugatura. È sconsigliato sui materassi in memory foam e in lattice, dove il calore può alterare la struttura cellulare degli strati.
  • Alcol denaturato diluito. Utile per una disinfezione rapida e localizzata, evapora velocemente e non lascia residui umidi. Va nebulizzato in quantità minima e mai su tutta la superficie, perché può opacizzare alcuni tessuti trattati.
  • Spray antiacaro specifici. Formulati per l'uso sui tessuti del letto, sono la scelta più indicata per chi soffre di allergia agli acari. Vanno scelti tra i prodotti privi di profumazioni aggressive e applicati sempre a distanza, seguendo le indicazioni del produttore.
  • Ventilazione quotidiana. Il metodo più semplice e più sottovalutato di tutti. Gli acari della polvere prosperano in ambienti caldi e con umidità relativa elevata: lasciare il letto scoperto per una decina di minuti ogni mattina, con la finestra aperta, permette all'umidità notturna di evaporare e rende l'ambiente meno ospitale.

La combinazione più efficace, per la maggior parte delle situazioni domestiche, è aspirazione regolare più bicarbonato periodico più ventilazione quotidiana: nessun rischio per il materasso e un risultato costante nel tempo.

Come lavare il materasso in base al materiale

Non tutti i materassi rispondono allo stesso modo agli stessi trattamenti. Conoscere la tecnologia del proprio materasso permette di calibrare l'intervento ed evitare danni permanenti agli strati interni.

Il materiale del materasso determina soprattutto due variabili: quanta umidità può tollerare e a quale temperatura può essere esposto. 

Vediamo come regolarsi con le principali tecnologie.

  • Memory foam. Il memory è particolarmente sensibile all'acqua: assorbe l'umidità con facilità e la rilascia molto lentamente, motivo per cui va trattato esclusivamente a secco. Aspirazione, bicarbonato e panno appena inumidito sono gli unici interventi consigliabili. Evita vapore diretto e calore intenso, che possono alterare la reattività della schiuma. Un tempo di asciugatura generoso è qui più importante che altrove.
  • Lattice. Naturalmente resistente ad acari e muffe grazie alla sua struttura a celle aperte, il lattice richiede comunque prudenza. Teme il calore eccessivo e i raggi UV diretti, che ne accelerano l'invecchiamento. Aspirazione delicata e trattamento a secco sono la strada giusta; l'ampia ventilazione fa il resto.
  • Molle insacchettate. La struttura a molle indipendenti favorisce la circolazione dell'aria, il che rende l'asciugatura più rapida rispetto ad altre tecnologie. Attenzione però agli strati di imbottitura superiori, che assorbono umidità come qualsiasi altro tessuto, e alla necessità di non bagnare la struttura interna per non compromettere il trattamento anticorrosione delle molle.
  • Waterfoam e poliuretano espanso. Buona resistenza generale e ottima traspirabilità, ma vale lo stesso principio del memory foam: l'acqua che penetra in profondità impiega moltissimo a uscire. Aspirazione frequente e trattamento superficiale sono più che sufficienti.
  • Materassi per bambini e neonati. Meritano una menzione a parte, perché la frequenza di intervento è naturalmente più alta e la tolleranza verso i residui chimici è minima. La scelta migliore è un modello con rivestimento sfoderabile e lavabile in lavatrice, che consente di lavare il tessuto in profondità con detergenti delicati senza mai toccare il nucleo interno.

Un principio vale per tutte le tecnologie: nessun materasso, di nessun materiale, è progettato per essere immerso, bagnato abbondantemente o lavato in lavatrice. Lavabile è il rivestimento, non il materasso.

Gli errori da evitare quando si lava un materasso

Molti danni ai materassi non derivano dall'uso quotidiano, ma da un tentativo di pulizia fatto sicuramente con le migliori intenzioni, ma con il metodo sbagliato.

  • Bagnare troppo la superficie
    È l'errore numero uno. L'acqua che supera il rivestimento e raggiunge il nucleo non evapora quasi mai completamente, e crea un ambiente interno umido dove muffe e odori si sviluppano indisturbati. Il danno, spesso, si manifesta settimane dopo.
  • Usare candeggina o prodotti aggressivi
    Scoloriscono i tessuti, indeboliscono le fibre elastiche e lasciano residui chimici a diretto contatto con la pelle per otto ore a notte. Su un materasso, l'aggressività non è mai sinonimo di efficacia.
  • Strofinare energicamente
    Sfibra il rivestimento e, nel caso di macchie, spinge lo sporco più in profondità invece di rimuoverlo. Il gesto corretto è sempre il tamponamento.
  • Battere il materasso
    Un'abitudine ereditata dai materassi in lana di un tempo, che oggi risulta controproducente: sui materiali moderni deforma gli strati interni e ne compromette l'uniformità di sostegno. La polvere si rimuove aspirando, non percuotendo.
  • Rivestirlo prima che sia asciutto
    Vanifica l'intero lavoro e ricrea in poche ore le condizioni che si volevano eliminare. Meglio dormire una notte altrove che coprire un materasso ancora umido.
  • Esporlo al sole diretto per ore
    Il calore intenso e i raggi UV degradano i tessuti tecnici, i trattamenti igienizzanti e, nel caso del lattice, il materiale stesso. Ombra ventilata, sempre.
  • Ignorare l'etichetta di manutenzione
    Ogni produttore indica temperature, cicli e avvertenze specifiche per il proprio rivestimento. È la fonte più affidabile in assoluto e ha la precedenza su qualsiasi consiglio generico, incluso questo articolo.

Come mantenere il materasso pulito più a lungo

Il lavaggio profondo è una manutenzione straordinaria. Ciò che determina davvero l'igiene del materasso nel medio periodo è però la routine ordinaria, fatta di gesti minimi e ripetuti.

La strategia più efficace per mantenere pulito un materasso consiste nell'evitare che lo sporco lo raggiunga, proteggendolo con strati lavabili e favorendo l'evaporazione dell'umidità notturna. 

  • Usa sempre un coprimaterasso. È il singolo accorgimento con il maggior ritorno pratico. Intercetta sudore, cellule epidermiche e polvere prima che penetrino nel materasso e si lava comodamente in lavatrice ogni mese. Un materasso protetto da un coprimaterasso richiede lavaggi profondi molto meno frequenti. Nella categoria coprimaterassi trovi soluzioni in cotone, spugna e tessuti tecnici, calibrate su spessori e misure diverse.
  • Aggiungi un topper se cerchi anche comfort. Il topper svolge una doppia funzione: modifica la percezione di accoglienza della superficie e aggiunge uno strato sacrificabile e più facile da gestire rispetto al materasso. Anche in questo caso, il rivestimento sfoderabile fa la differenza in termini di manutenzione.
  • Scopri il letto ogni mattina. Dieci minuti con le coperte ribaltate e la finestra aperta permettono all'umidità corporea accumulata durante la notte di evaporare. Rifare il letto immediatamente, al contrario, la intrappola tra le fibre.
  • Ruota il materasso a ogni cambio di stagione. Distribuisce l'usura in modo uniforme e mantiene più a lungo l'omogeneità del sostegno, evitando l'avvallamento nella zona di maggior pressione.
  • Controlla l'umidità della stanza. Un ambiente troppo umido rende ogni sforzo di pulizia meno duraturo. Mantenere valori di umidità relativa moderati aiuta il materasso quanto e più di un lavaggio in più.
  • Non consumare cibi e bevande a letto. Sembra banale, ma la maggior parte delle macchie profonde che richiedono interventi complessi ha esattamente questa origine.

Una manutenzione ordinaria costante riduce drasticamente la necessità di interventi straordinari: è il principio che vale per il materasso come per qualsiasi altro bene destinato a durare.

Quando lavare non basta: i segnali di un materasso da sostituire

C'è un punto oltre il quale nessun lavaggio, per quanto accurato, può restituire a un materasso le sue caratteristiche originarie. Riconoscerlo è importante tanto quanto saperlo pulire, perché continuare a dormire su una superficie esaurita ha conseguenze sul riposo e sulla postura.

Un materasso di qualità mantiene generalmente le proprie prestazioni ergonomiche per circa 8-10 anni, con i modelli in lattice che possono arrivare a 10-15 anni, dopodiché la sostituzione diventa preferibile a qualsiasi intervento di pulizia. 

I segnali da osservare sono concreti e facilmente verificabili.

  • Avvallamenti visibili e permanenti nella zona centrale o in corrispondenza dei fianchi, che non si riprendono dopo alcune ore senza carico.
  • Odore persistente che ritorna nel giro di pochi giorni dopo un lavaggio profondo eseguito correttamente: è il segnale che l'umidità o la contaminazione hanno raggiunto gli strati interni.
  • Risvegli con dolori alla schiena, alle spalle o al collo che non trovano altra spiegazione e che migliorano quando si dorme altrove.
  • Peggioramento dei sintomi allergici durante la notte o al risveglio, nonostante una manutenzione regolare del materasso e della biancheria.
  • Rivestimento consumato o lacerato, con cuciture cedute o cerniera non più funzionante, che compromette la protezione degli strati interni.

Anche a prescindere dall'aspetto estetico, dopo circa un decennio di uso quotidiano un materasso ha accumulato una quantità di materiale organico che nessuna pulizia superficiale può realmente rimuovere: la sostituzione, in quel momento, è una scelta di igiene prima ancora che di comfort.

Domande frequenti sul lavaggio del materasso

Si può lavare il materasso in lavatrice?

No. Nessun materasso può essere lavato in lavatrice, indipendentemente dal materiale o dalla misura. In lavatrice si lava esclusivamente il rivestimento sfoderabile, seguendo le indicazioni dell'etichetta, insieme a coprimaterasso, topper e biancheria. Il nucleo del materasso si tratta solo a secco.

Ogni quanto va lavato il materasso?

Il lavaggio profondo va eseguito almeno due volte l'anno, indicativamente a ogni cambio di stagione. Il coprimaterasso va lavato ogni 1-2 mesi, le lenzuola ogni settimana. In presenza di allergie, animali domestici o forte sudorazione notturna è consigliabile passare a una cadenza trimestrale.

Come si igienizza un materasso senza bagnarlo?

Con metodi a secco: aspirazione accurata con bocchetta per tessuti e filtro HEPA, bicarbonato di sodio lasciato agire per alcune ore e poi rimosso, spray antiacaro specifici e ventilazione quotidiana della camera. Sono i metodi più sicuri perché non introducono umidità negli strati interni.

Il vapore rovina il materasso?

Dipende dal materiale e dalla modalità d'uso. Su memory foam e lattice è sconsigliato, perché calore e umidità possono alterare la struttura cellulare degli strati. Su altre tecnologie può essere usato mantenendo l'erogatore in movimento, con un panno interposto e mai a contatto diretto o prolungato.

Quanto tempo serve per asciugare un materasso dopo il lavaggio?

Con un trattamento a secco correttamente eseguito servono circa 4-6 ore in una stanza ben ventilata. Posizionare il materasso in verticale e usare un ventilatore riduce sensibilmente i tempi. Il materasso va rivestito solo quando è perfettamente asciutto in ogni punto, cuciture comprese.

Dal 1911, Marcapiuma produce materassi con un'idea semplice: un buon riposo nasce dalla qualità dei materiali e dalla cura dei dettagli, compresi quelli che si notano solo con il tempo. È per questo che i nostri materassi sono realizzati con materie prime certificate Oeko-Tex®, prive di sostanze nocive, e secondo standard di qualità certificati UNI EN ISO 9001, con rivestimenti sfoderabili pensati per rendere la manutenzione quotidiana semplice e sostenibile anno dopo anno.

Un materasso che si può curare facilmente è un materasso che dura di più e accompagna meglio il riposo!